It 2017, Luci ed ombre di un Pagliaccio Ballerino.

Confesso che,da “Kinghiano” e “It addicted” della prima ora,mi sono avvicinato al film di Muschietti con comprensibile prudenza…

Troppo profonde le cicatrici
nella memoria lasciate dai tanti film non proprio memorabili che sono stati tratti, negli anni, dalle opere del Re.
Preceduto da un discreto battage pubblicitario,straordinario per un progetto non dichiaratamente tripla “A”, e da un hype in rete tipico della nostra epoca (che fra sneak peeks,teasers,trailers e compagnia bella non ha certo lesinato immagini e spezzoni), il film di Andrés Muschietti mi ha subito incuriosito, creando in me una forte aspettativa: nella vastità della bibliografia di Stephen King, Pennywise è sicuramente uno dei personaggi più iconici e caratterizzati, e per la sua stessa e clownesca natura, assai pericoloso da rappresentare in video, pena inopinate cadute nel ridicolo.
Il film parte bene,con una descrizione abbastanza fedele al romanzo degli ultimi momenti di vita di George Denbrough. La narrazione è scorrevole, con la pioggia
che funge da elemento drammatico che prepara l’incontro della prima vittima con il nostro Pagliaccio Ballerino.
Il dialogo fra il piccolo e Pennywise,è ben scritto,crea il giusto climax in attesa dell’inevitabile aggressione…Ma da questo punto in poi,la trama si discosta sensibilmente da quella del romanzo, se non in senso generale, almeno nelle scelte degli sceneggiatori.
Dal momento della sparizione di Georgie nelle fogne (prima modifica al testo originale), pur rispettando a grandi linee il plot narrativo di King, la storia vira decisamente verso il classico teen movie made in USA, senza approfondire nessuna delle dinamiche del romanzo,e, cosa più rimarchevole,cambiando, di fatto, il tratteggio degli stessi protagonisti. Esempio sia la trasformazione di
Richie Tozier da comico in erba ed istrionico imitatore a petulante e
oggettivamente sboccato preadolescente coulrofobico, (Wtf?), secondo per volgarità solo a certi commenti degli altri, molti,troppi(considerando il rating del film) preadolescenti in sala.
Stesso trattamento viene inflitto ad un’altra protagonista del romanzo,la
cittadina di Derry: culla e baccello nel romanzo di King, location a cui il Re dona quasi una vita propria e senziente,protegge l’entità IT e lo nasconde alla sua antagonista nel bene,la Tartaruga, nutrendosi e prosperando grazie alla
protezione del demoniaco custode Pennywise, da sempre vissuto nel cuore del territorio, quasi come il Wendigo di Pet Semetery…

La pellicola sottace tutto cio, facendolo solo intuire durante la fuga di Ben da
Henry Bowers, e demandando ad un mero dato statistico espresso per bocca dello stesso giovane Hascom: “A Derry si muore e si sparisce di piu che in altre
citta” (cosa che vale anche per luoghi meno esotici e piu vicini a noi).
Appare invece molto più digeribile il salto temporale fra gli anni 50/60 del libro e gli 80 del film, espediente che riavvicinera’ la seconda parte ai nostri
giorni…Senza trascurare che, seppure vituperati, gli”Eighties” tirano sempre.
A momenti si sorride,nel riconoscere momenti già letti,ma la sensazione è di
appiattimento,con una tendenza all’utilizzo di prevedibili jumpscares in stile videogame, che finiscono per impoverire il carismatico Pennywise, peraltro ben caratterizzato da un look più moderno e meno “Bozo the Clown” style.
Censurabile il finale,che nel rispetto di chi vedrà il film non racconto,ma “giusto” nell’ottica delle scelte fatte per la confezione del film.
A parziale discolpa per le molte incertezze del prodotto, lo stesso alibi che valse per il primo IT televisivo: l’impossibilità di gestire la trasformazione di un tomo poderoso come il romanzo in un prodotto fruibile senza l’obbligo di venire
nutriti via flebo in poltrona, a casa o al cinema…
Potrebbe apparire un giudizio severo (“beep beep ,Ziogio65″…), ma in realtà il film,seppure afflitto da qualche magagna, e da qualche incomprensibile buco di sceneggiatura, “fa il suo”, sostenuto da un buona qualità degli effetti speciali, e da una regia onesta ed efficace nel governare un cast corale decisamente all’altezza nonostante l’assenza di attori di grido. Oltre al già citato Richie,impersonato con sicurezza dalla giovane star di “Stranger Things” (a cui il film paga dazio in
alcuni momenti) Finn Wolfhard,si segnala la graziosa e volitiva Sophia
Lillis,ottima Beverly Marsh a cavallo fra la dolcezza dell’infanzia e la malizia dell’adolescenza.

Buona la prova,anche se un filo monocorde di Jaeden Lieberher,che comunque regala buoni momenti a Bill Denbrough.
Fra i “Losers”spicca il paffuto Ben Hascom (Jeremy Ray Taylor), e il
centrato Eddie Kaspbrak (J.D.Grazer), mentre sia Mike Hanlon che Stan Uris non riescono a liberarsi dalle pastoie di una sceneggiatura di maniera che ne mortifica e cambia in modo insulso le storie personali,specialmente nel caso di Stan.
Bill Skarsgard, misconosciuto figlio e fratello d’ arte del clan Skarsgard nella parte di Pennywise, appare a suo agio, aiutato da un look appropriato e da un lieve strabismo che rende il suo sguardo decisamente inquietante. Il ruolo di pupazzo a molla
ritagliato al Pagliaccio nel film non lo aiuta ad emergere in modo prepotente,arrivando persino a fargli perdere a volte il confronto con il gigionesco Tim Curry, ottimo IT degli anni 90.
Ma Skarsgard è giovane, e potrà rifarsi nella seconda parte.
Per la crew di Henry Bowers,tutto come da copione,con caratterizzazioni da “Grease meets Horror” che non stonano nel quadro d’insieme.
La mancanza più grave del film resta, in conclusione, la totale mancanza di quegli approfondimenti e le sfaccettature che inspessicono il romanzo,la cui chiave di lettura non è solo nell’orrore puro,ma anche e specialmente nel racconto, argomento caro a SK sin da Stand by Me, delle fasi della crescita,dell’amicizia e della paura/fascinazione del divenire adulti,paura di cui Pennywise si nutre e nella quale prospera.
La scelta di trasformarlo in un Teen Horror pagherà e lo sta gia facendo
abbondantemente al botteghino, ma svilisce le possibilità dello scritto del Re del Brivido.
Appuntamento quindi al 2019, quando i Perdenti, ormai vincenti e adulti, torneranno a Derry per chiudere i conti con IT. Io ci sarò, e voi?

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