Ed alla fine arriva. Quell’istante di nulla che sappiamo arriverà. Ci prepariamo. Ci convinciamo che lo gestiremo con maturità. Ci raccontiamo menzogne, con la testa nascosta sotto la rassicurante e razionale coperta di Linus della vita di ogni giorno,che vediamo scorrere con la certezza che sia immutabile e che tutto sia per sempre… Poi, nel cuore della notte,una telefonata.
E da quel momento capisci che la festa è finita, che non sei più in panchina, che il campo è tuo. Non più rassicuranti consuetudini, e certezze granitiche, ma la realtà.
Un pezzo di te se ne è andato, così, senza fare rumore. Un pezzo importante. O forse tu sei un pezzo di lui, ed ora sei lì, al suolo, come una foglia caduta sul marciapiede della vita, in attesa della folata di vento che porterà via anche te.
Questo sono i nostri genitori, un rassicurante baluardo che ci protegge, sin dall’inizio, a volte opprimendoci ma sempre con le migliori intenzioni.
Perderli, o perderne anche solo uno dei due, ti espone alla realtà che ti azzanna con i suoi denti affilati, mostrandoti la verità:il prossimo pezzo sulla scacchiera che dovrà essere mosso dalla vita sei tu.
E così, Zio Leo , sei partito. Senza biglietto e bagaglio, con poco preavviso, lasciandomi stordito e smarrito a raccogliere pensieri e sensazioni,a cercare di ritrovare quel filo logico che credevo di avere dipanato con incertezza, ma correttamente. Hai lasciato mamma, me ed i miei fratelli, i tuoi nipoti, i tuoi
amici, la tua Juve…
Hai violato la legge. Dovevi stare a casa, al sicuro, Dovevi essere lì. E invece ti sei incamminato verso qualcosa di misterioso, che non conosci. Lo hai fatto con quel
pizzico di incoscienza con cui lo hanno fatto, lo fanno e lo faranno tutti quei viaggiatori che cercano una risposta che forse non c’è, perché comunque, lo hai dovuto fare.
Ed io resto qui, a ricordare…
I tanti buoni consigli, spesso disattesi che mi hai dato, gli errori che hai
commesso, e che ho commesso io, e il tanto, a volte troppo bene che hai voluto alla tua famiglia.
Ora sono grande, ed ho capito tutto quello che mi hai dato. Vorrei chiederti scusa, ci ho pensato tante volte, ma ora è tardi. Non posso. Non oggi. Non qui.
Il tempo delle parole è finito. Ora è tempo di partire….
Vai Babbo, ma non sei libero. Resterai prigioniero o meglio ospite nel mio cuore.
Sarai lì, silenzioso ma presente, ed io, qualora occorresse, ti verrò a trovare,
certo che tu non mi negherai mai il tuo aiuto. Lo hai fatto così tante volte, che ti verrà naturale.
“E così si interrompe questo legame fragile ma forte che ci univa, ma io spero che ci sarà un tempo e un luogo dove ci rivedremo, e potrò dirti ancora che ti voglio bene. Ciao Babbo.”
LEONARDO MANNU
26 03 1936 – 12 04 2020
